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I problemi dell'obesità

 
Se il termine “benessere” lascia intendere generalmente una condizione positiva dell’individuo, non possiamo ignorare che il benessere determina anche situazioni tali da influire negativamente sullo stato di salute: tra queste l’obesità.

L’obesità, ovvero una condizione cronica di accumulo di grasso in grado di determinare un aumento del peso corporeo molto superiore alla media, per quanto spesso favorita da particolari fattori genetici, metabolici e ormonali, nella nostra società del benessere si determina, nella maggior parte dei casi, per un’eccessiva introduzione di cibo.

Il nostro organismo, con variabilità dovute all’età, al sesso, alla costituzione fisica, all’attività svolta, necessita di una determinata quota di “calorie” che vengono fornite dagli alimenti.

Se alimentiamo il nostro organismo con calorie, ovvero cibo, in eccesso, l’eccedenza di quanto non utilizzato si accumula sottoforma di “grasso di deposito”.

Naturalmente l’obesità si realizza quando il processo prima descritto si perpetua nel tempo, per cui il grasso di deposito di ieri si aggiunge a quello di oggi e, giorno dopo giorno, si passa dall’eccesso di peso, all’obesità di primo grado, poi di secondo grado fino alle condizioni più estreme.

Questi problemi potrebbero essere anche di scarsa importanza se volessimo considerare solo gli aspetti estetici che ne conseguono, ma oramai l’obesità è riconosciuta come malattia cronica e seconda causa di morte prevenibile, dopo il fumo.

In base alla distribuzione del grasso di deposito si distinguono 3 tipi di obesità:

A) Obesità Ginoide tipica delle donne ("a pera"o periferica) dove il grasso si accumula prevalentemente a livello sottocutaneo nella regione dei glutei, sui fianchi e sulle cosce.

B) Obesità Androide tipica degli uomini ("a mela" o centrale) dove il grasso si localizza prevalentemente a livello addominale e attorno ai visceri addominali.

C) Obesità Mista in cui si uniscono le caratteristiche dell'obesità Ginoide ed Androide.

I soggetti che sono affetti da obesità "a mela" sono quelli più a rischio per lo sviluppo di complicanze collegate all’obesità.

Riportiamo le patologie più frequenti che più facilmente possono colpire un individuo obeso:

Diabete - Ipertensione Arteriosa - Ictus cerebrale - Infarto cardiaco - Insufficienza respiratoria - Calcolosi della colecisti - Dolori articolari - Gotta - Dislipidemie - Alcuni tipi di tumori maligni (colon, mammella, utero).


Una citazione a parte merita la considerazione che le persone obese sono poco accettate dalla società e questo non fa che agire negativamente sul senso di autostima e sulla percezione di immagine negativa che tali pazienti hanno di sé. Questa condizione patologica, di natura psicologica, spesso favorisce l’insorgere di questo disturbo del comportamento alimentare .

Prima di riportare i criteri con i quali ognuno può capire in quale condizione di peso è il proprio organismo, ribadiamo che l’obesità è prevenibile, cioè si può evitare con un adeguato stile di vita, ed è curabile, insieme alle sue complicanze, con trattamenti medici e/o chirurgici ed opportuno regime alimentare.

Per capire la condizione del proprio peso è necessario calcolare l’Indice di Massa Corporea (IMC). L'IMC è definito come:
IMC = Peso (in kg) / Altezza (in metri) al quadrato

Esempio:
Peso = 88 Kg
Altezza = 1,70 m
Altezza al quadrato = (1,70 x 1,70) = 2,89
IMC = 88 / 2,89 = 30,4 (obeso lieve o di primo grado)

L'interpretazione tradizionale definisce come normale la condizione di un soggetto maschio (per le donne occorre diminuire di un punto) che ha IMC compreso fra 20 e 25; definisce in sovrappeso chi ha IMC fra 25 e 30 e definisce obeso chi ha un IMC superiore a 30.

I visitatori più pigri possono calcolare il proprio IMC utilizzando l'apposita funzione nella pagina dedicata    .

Una moderna e salutistica definizione di sovrappeso, ma che richiede l’accesso a parametri più complessi, prevede:
Per gli uomini: IMC non superiore a 22 oppure massa grassa non superiore al 12%.
Per le donne: IMC non superiore a 20 oppure massa grassa non superiore al 20%.

Basta che una sola delle due condizioni sia soddisfatta e non è necessario che tutte e due lo siano. Un uomo che ha massa grassa del 10% non è grasso anche se il suo IMC è di 23,5 (evidentemente sarà muscoloso).

Il percorso logico da seguire (fra parentesi il valore femminile) è quindi il seguente: se avete un IMC inferiore o uguale a 22 (20) siete magri. Se questo primo parametro non è rispettato, misurate la vostra massa grassa: se è inferiore al 12% (20%) siete magri, altrimenti, siete in sovrappeso.

Ulteriore elemento di valutazione, come già detto, è la modalità di distribuzione dell’adipe nel corpo, in particolare l’adipe addominale e che si ottiene misurando la circonferenza-vita (ovvero la circonferenza corrispondente al punto che si trova a metà tra la parte superiore dell’anca e la costola inferiore).
Se la misura è maggiore di  94 cm per gli uomini e 80 cm per le donne significa che vi è un eccesso di adipe intorno alla vita; statisticamente questo rappresenta un fattore di rischio nei confronti di ipertensione, ipercolesterolemia, diabete e malattie cardiovascolari. Sono innegabili, in questi casi, la presenza di abitudini alimentari non equilibrate.

Per una più completa valutazione dello stato di salute è importante conoscere la propria composizione corporea.  A tale scopo il peso  deve essere considerato suddividendo le due grandi masse che lo compongono:

1)      la massa magra: ossa, muscoli, visceri, acqua, organi, sangue;

2)      la massa grassa: cellule adipose

Queste due masse, che a parità di peso occupano volumi diversi, sono valutabili nella loro percentuale tramite una procedura basata sul passaggio di corrente elettrica a bassissima intensità attraverso il corpo. Si tratta dell’esame impedenziometrico, o impedenziometria, che misura la resistenza offerta dal corpo al passaggio di questa corrente: la massa magra oppone poca resistenza, mentre la massa grassa oppone una resistenza maggiore. Il valore dell’impedenziometria deve tener conto, oltre al peso, del sesso, dell’età e della statura del soggetto. Inoltre andrebbe valutata più volte nel corso di un certo periodo, poiché presenta una variabilità in funzione del momento della giornata in cui si misura (preferire la mattina, 30 minuti dopo il risveglio) ed è influenzata anche dall’assunzione di alcool o caffè, dal tipo di indumenti indossati, dallo stato di disidratazione, dalle gambe gonfie, dall'assunzione di farmaci, dallo stato febbrile, dall'aver svolto attività sportiva, da una malattia o da una gravidanza.

La percentuale di massa grassa sul peso corporeo considerata mediamente normale è del 16% per gli uomini e del 27% per le donne, e varia in funzione dell’età come da tabella sintetica che segue

DONNE

Età Buono Normale Sovrappeso
19 - 29 19% - 25% 25% - 29% > 29%
30 - 39 20% - 27% 27% - 31% > 31%
40 - 49 22% - 31% 31% - 34% > 34%
50 - 59 27% - 34% 34% - 37% > 37%

 

UOMINI

Età Buono Normale Sovrappeso
19 - 29 10% - 20% 20% - 24% > 24%
30 - 39 14% - 22% 22% - 26% > 26%
40 - 49 17% - 24% 24% - 27% > 27%
50 - 59 20% - 26% 26% - 29% > 29%

La percentuale di grasso indicata in tabella si riferisce al grasso totale che è dato dalla somma del grasso essenziale più il grasso di scorta o di deposito.

Il grasso essenziale, utile al metabolismo, dovrebbe essere circa il 4% per gli uomini e circa il 12% per le donne, percentuale calcolata sul peso corporeo totale.

Il grasso di scorta, essenzialmente superfluo,  dovrebbe essere con analogo criterio di cui sopra, il 12% circa negli uomini e il 15% circa nelle donne.

Un trattamento dimagrante di qualsiasi tipo dovrebbe salvaguardare la perdita di massa magra e favorire la perdita di massa grassa, in particolare la componente  “grasso di deposito”.


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